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Monitor da tavolo o casse spia?

Fino a poco tempo fa non mi ero mai posto il problema di dover scegliere tra casse monitor, da live preamplificate o da mandare con un finale da studio, quelle passive, perché semplicemente non è un problema effettivo.

Per lo studio si usano monitor con determinate caratteristiche. Dal vivo, invece, si impiegano quelle di grossa potenza per sentirsi sul palco, a fronte delle sorgenti invasive già presenti, come la batteria.

Il problema potrebbe sembrare risolto qua. Il fatto è che non è per niente così. Cerchiamo di capirlo un po’ meglio. Una one man band, di solito, si trova di fronte a un dilemma quasi completamente inutile. Infatti è del tutto probabile che in casa canti a cappella tenendo anche piuttosto basso il volume. È anche possibile che finisca come fanno tutti i gruppi gore grind dell’universo a registrare in sala prove da un amico compiacente che ridacchia nell’angolo mentre si fanno versi che sembrano quelli di un gattino che vomita oppure in macchina.

È una cosa più frequente di quanto pensassi. Infatti, parlando con un musicista che ha molti progetti e collaborazioni e che fa tante vocals sono rimasto abbastanza stupito quando mi ha detto che si è trovato spesso a registrare in auto. Questo quando poteva venire tranquillamente in sala prove da me e farle lì, tranquillamente seduto come in salotto.

Tutto questo discorso è per spiegare che effettivamente c’è un problema con la voce per le one man band e utilizzare i monitor da studio non è una soluzione utile. Piuttosto è meglio impiegare le cuffie, Anche se naturalmente i vicini di sentiranno sberciare o gorgheggiare, almeno come sottofondo.

Empty stage ready for performance with stools and monitor speaker

In generale, però, io non consiglio questo approccio. Infatti con le cuffie c’è il rischio di eccedere con la pressione sonora sulla gola a causa della mancato feedback ambientale. Quello che si ha normalmente cantando anche in ambienti trash, come sotto la doccia.

Il monitor da studio alla fine è una soluzione più che valida. Non serve una potenza strabiliante per gestire la voce e deve soltanto fare sound reinforcement, cioè aggiungere un layer di amplificazione che serve per l’auto convincimento.

Spesso, però, i monitor da studio near field non hanno l’architettura necessaria per supportare chi con la voce spinge abbastanza. Vi parlo ad esempio del canto canto lirico o anche semplicemente un cantato rock’n’roll un po’ gracchiante.

In questo caso io userei sinceramente un buon monitor da palco con una potenza adeguata. Bastano circa 100 watt, ovviamente non da tirare al massimo, ma soltanto da avere come supporto per evitare distorsioni e picchi.

I vantaggi del monitor da palco sono tanti rispetto a quelli da studio, in questo tipo di settore. Anche se naturalmente, come vi ripeto, non sono intercambiabili in tutti i campi e per registrare e mixare non vanno bene.

Il monitor da palco è ottimo per poter avere il feeling acustico necessario e la spinta di potenza anche con le chitarre. Mi rendo conto infatti che se da un lato un monitor studio di buona qualità e pedalboard fatta come si deve danno belle soddisfazioni, il feeling di una cassa amplificata per live, per quanto piccola si fa sentire.

Vi ho detto 100 watt di potenza perché è un valore tutto sommato facile trovare. Vanno bene anche 80 watt. Ovviamente potete tranquillamente accontentarvi di una cassa singola, perché lo strumento che usate è mono, a meno che naturalmente non vogliate giocare con panning e altre cose durante le vostre prove solitarie e senza testimoni.

Il risultato è che con una cassa monitor di buona qualità potete avere a disposizione potenza di spinta, definizione di suono e soprattutto un miglior mix per le prove. Questo non vale per registrare, naturalmente. Qua i livelli in realtà sono molto più bassi a livello di ascolto, per avere una maggior nitidezza di sound.

Che poi scegliate un monitor inclinato destinato a finire sul pavimento oppure una cassa spia recuperata chissà dove, con tecnologia anni 80, con pochi bassi e senza protezioni da clipping, quelli sinceramente sono fatti vostri.

Mercatino Musicale e gli ecommerce sono già pieni di modelli e potete andare tranquillamente a vedere sia sui grossi siti come Strumentimusicali.it, Thomann.com oppure per andare tranquillamente sul sicuro o cercare buoni affari tra gli usati di eBay che sinceramente per la musica non è un granché in Italia o su Amazon, che è per certi prodotti è più conveniente delle piattaforme dedicate.

C’è anche da aggiungere un fattore qualitativo importante. Cioè che il monitor che comprate è solo per fare le prove e non deve essere necessariamente eccelso. Anzi potete tranquillamente accontentarvi di un prodotto low cost. Sceglierlo leggermente più debole a livello strutturale. Tanto non sarà mai mosso dal vostro posto di lavoro. Infatti poi dal vivo, se optate soluzione senza un amplificatore, entrerete direttamente nel P.A. con al limite una D.I. se proprio ne avete bisogno.

Tieni fresco il gear digitale in studio di registrazione

POV sei nel tuo studio fico e ti goditi l’aria condizionata silenziosa mentre ascolti il tuo ultimo capolavoro arrangiato e suonato in presa diretta perché sei una one man band successo poi ti svegli tutto bagnato. Perché questa cosa è falsa sotto ogni punto di vista.

È estate, fa un caldo boia e il PC è la scheda audio stanno cominciando a perdere sincronia all’interno della tua stanzetta. È ricavata da un garage non coibentato e tutto quanto si sta rallentando, scivolando rapidamente verso la morte termica.

Purtroppo, durante l’estate, i computer per quanto dotati di ventole e raffreddatori cominciano invariabilmente a perdere i colpi. La tecnologia è migliorata nel tempo e vi assicuro che rispetto a quelli degli anni ’90 adesso è un gioco da ragazzi mantenere tutto in equilibrio. Resta comunque un problema.

Se poi ci mettiamo il fatto che se il PC o il portatile hanno le ventoline a mantenere la situazione sotto controllo, la scheda audio con tutta probabilità non è stata così fortunata e sta cominciando a bollire.

Alcune soluzioni sono sbagliate nel set studio, in registrazione, ma possono essere di fondamentale importanza nel caso in cui la scheda sia con tanti canali. La mia, ad esempio, è a 10 e devo raffreddarla di continuo se non voglio che mi lasci a piedi.

Intanto, se siete a mixare, la risposta è sempre: ventole. Potete usare quelle per il portatile o per i modem.

Ci fate l’abitudine, c’è un po’ di rumore bianco (+22 e qualcosa dB, ce la potete fare, credetemi sulla parola) in sottofondo a meno che non abbiano un condizionatore d’aria. Però ti ricordo che ti riempirà probabilmente interferenze ogni volta che la pompa dell’inverter scatta.

Ci sono anche le celle di Peltier si tratta di dispositivi elettrotermici

che riescono a eliminare una buona parte del calore senza fare rumore. Purtroppo non sono molto efficienti. Se la scheda audio non è abbastanza arieggiata, comunque, sono la soluzione migliore per rinfrescare un po’ lo chassis in zona alimentazione.

Io, personalmente, ho chiesto a un amico di prepararmi un rack ausiliario in studio, con un po’ di ventole silenziose che uso per il ricircolo di aria nel mobiletto degli outboard, visto che serve solo quando mixo, mentre in registrazione il consumo è basso, quindi se ne sta spento. Ha anche messo un piccolo termometro digitale che segnala la temperatura e il grado di pericolo. Non bisogna infatti trascurare come la figura di rumore peggiori drasticamente nel giro di pochi gradi.

Gear acquisition syndrome

Se sei arrivato qua se già terminale di questa orribile malattia che colpisce così tanti musicisti in giro per il mondo, impedendo loro di produrre ciò che vorrebbero: la gear acquisition syndrome.

In effetti è una situazione di cui si parla fin troppo poco, ma che spesso è alla base della nascita delle maggiori onemanband, che dopo aver trascorso tutta la loro vita alla ricerca di effetti e pedali si rendono conto che il problema era la gear acquisition syndrome.

È una situazione che colpisce principalmente batteristi e chitarristi, ma nessuno in realtà è esente. È la convinzione che una combinazione di effetti e attrezzature più o meno costose risolveranno i problemi compositivi.

Chi soffre di questa sindrome, che ora si fa per ridere ma in realtà esiste davvero e si chiama acquisto compulsivo, passa le sue giornate su YouTube a guardare tutorial dei pedali che vorrebbe e si illude che i professionisti che stanno facendo il video siano tali perché utilizzano un determinato set di piatti o un distorsore carino.

Se negli anni è difficile accorgersene, perché si acquisisce materiale in maniera piuttosto naturale, dando un’occhiata ai cassetti ci si rende conto di aver speso delle cifre enormi per attrezzature completamente o quasi inutili.

Acquistare nuovi pedali e divertente e piacevole e a volte risolve la situazione, ma se ogni mese il vostro postino che porta un pacchetto nuovo e comprate 10 versioni di Boutique del ts808, ognuna delle quali differisce per l’ultima lettera dell’operazionale, a meno che non siate dei collezionisti, forse avete un problema.

Se vi vedete nel ritratto di chi ha interi scaffali pieni di pedali, ognuno dei quali suona abbastanza bene, ma non quanto vorrebbe, forse non siete dei veri creativi, ma siete soltanto vittime di acquisti compulsivi, dovreste farvi vedere da qualcuno e fate i conti.

Infatti per alcuni può essere una spesa di qualche centinaio di euro, ma chi per esempio si è comprato intere collezioni di amplificatori valvolari ha sicuramente buttato all’aria cifre davvero pesanti. Invece di spendere soldi in pedali dozzinali, provate a pagare una lezione di chitarra da uno bravo.

Che ci faccio con il MIDI

Il protocollo MIDI, parola che che per tanti è soltanto un buco misterioso sulle tastiere accanto a quello USB, è utilissimo per registrare tanti strumenti e per coordinarli tra loro senza doverli far passare necessariamente attraverso la scheda.

Purtroppo in molti casi chi suona utilizza una tastiera master e lancia poi tutto quanto il resto attraverso vari programmi più o meno scalcinati utilizzare un cavetto MIDI e un media hub può diventare una noia inutile.

Nel caso in cui ci sia bisogno di attaccare una tastiera o un modulo ritmico si può utilizzare un convertitore Midi-USB, ma purtroppo non tutti i componenti rispettano lo standard logico dell’in e dell’out, tant’è che spesso mi sono trovato con periferiche dalla dubbia origine che avevano stampigliato non il tipo di porta ma il nome del connettore da attaccare. In sostanza con il cavetto out in mano dovete attaccarlo all’in della periferica. Come da tavola. Un grande BOH.

È una situazione ovviamente degenere ma che in molti casi va saputa riconoscere in tempo onde evitare di trovarci a perdere intere giornate cercando di configurare la scheda.

In generale la connessione MIDI o USB è molto facile e consente di effettuare sia registrazioni direttamente sotto forma di tablatura o spartito con gli appositi software, sia di controllare varie tastiere e altri dispositivi.

Attualmente con l’entrata in vigore come standard quello USB molto MIDI è andato in declino e se la vostra tastiera non ne monta gli spinotti, a parte che non è di qualità alta con tutta probabilità, non vi conviene anche comprare i convertitori.

Infatti i tempi di sincronizzazione sono all’incirca gli stessi e a meno che non abbiate un sovraccarico computazionale potete suonare direttamente via MIDI senza dovervi procurare grossi accrocchi di cavo.

Comunque sia vi lascio qualche indicazione qua in fondo su cavetti hub e sdoppiatori per non restare mai senza, anche perché se date un’occhiata ai costi vi rendete conto che ne vale la pena. Poi con calma approfondiremo questo argomento in seguito magari con casi specifici.

https://it.wikipedia.org/wiki/Musical_Instrument_Digital_Interface

https://www.thomann.de/it/miditech_midilink_mini.htm?partner_id=62720

Per un principiante, ma non solo

L’alimentatore per i pedali

L’alimentatore è una brutta bestia, ma è indispensabile. Serve per mandare tutti i pedalini e per farli funzionare a dovere. Gli alimentatori possono essere a trasformatore oppure elettronici, switching.

I primi sono pesanti e hanno una capacità di fan-out, cioè di alimentare più pedali, piuttosto limitata. Le caratteristiche principali sono tensioni di uscita, di solito 9, 12 o 18 V e l’amperaggio.

Trasformatori

Bisogna sempre guardare i pedali che si hanno a disposizione perché un amperaggio assorbito eccessivo può dare due problemi differenti. Il primo, più probabile, è il ronzio. Se il vostro alimentatore non ha un filtraggio abbastanza potente cambiatelo.

Con alcuni pedali digitali come i delay della Boss e alcuni Behringer a esperienza mia, poi probabilmente ce ne sono anche altri con questo tipo di problema, se l’amperaggio non è sufficiente l’effetto non funziona e si sente soltanto il dry.

Switching

Gli alimentatori switching sono simili a quelle del PC e funzionano con una tecnologia elettronica. Sono molto leggeri e spesso con un ottimo amperaggio. Il problema principale è che se non sono di qualità ci sarà un fischio continuo che diventa ancora più grave con le distorsioni e può essere necessario utilizzare un cavetto con un filtro di ferrite come questo, anche se non è sempre una soluzione definitiva.

Alimentatori multipli vs daisy chain

Esistono sostanzialmente due tipi di alimentatori multipli, quelli monolitici con una scatoletta che contiene l’elettronica è che ha gli spinotti per alimentare, oppure a componenti separate.

Quelli di buona qualità hanno Ground Lift sulle singole uscite. Questo vuol dire che la massa dei singoli canali è fluttuante rispetto a quella principale con il vantaggio di ridurre il rischio di ground loop, cioè di un suono basso e continuo molto fastidioso.

Gli alimentatori di questo tipo spesso hanno uscite regolate e stabilizzate e permettono di effettuare anche un upgrade della parte di trasformazione da tensione che porta da 220 al valore adatto per i pedalini con limitazioni legate alla capacità di sopportazione dei singoli canali.

In media offrono buone prestazioni e soprattutto un costo più che abbordabile anche per una One Man band principiante.

Ci sono poi le daisy chain, cioè cavetti per sdoppiare le uscite. Con questi oggetti non sempre fate un bell’acquisto, perchè ogni volta che i pedali richiedono amperaggio elevato, le prestazioni dell’almentatore vengono messe a durissima prova, ma se siete senza soldi, purtroppo, sono l’unica via.

Scegliete con attenzione l’alimentatore perché il rischio che avete è quello di non riuscire a utilizzare i vostri pedali per registrare e controllate sempre che sia dotato di filtri da inserite sui canali o comunque che le recensioni siano buone. Vi lascio alcuni modelli che negli anni mi hanno dato buone soddisfazioni.

Scegli i tuoi cavi

Cominciamo sfatando un mito. Di solito il tuo cavo per quanto terribilmente pessimo e sottile non è in grado di attenuare il segnale e quello che molti chitarristi continuano a ripetere come animali ammaestrati è semplicemente un errore che per decenni è stato messo alla gogna da tecnici e specialisti.

A meno che il vostro cavo non sia realizzato in un materiale talmente lontano da un metallo puro da opporre una resistenza altissima ad esempio completamente in ossido e quindi impossibile da utilizzare, il problema non è nel cavo ma nel connettore, sia quello intestato che quelli di entrata di amplificatori e schede audio e qualsiasi altra cosa nel mezzo.

A volte mi trovo a sentire gente che parla dei connettori dorati che devono essere incredibilmente eccelsi gli stessi che mi trovo a cambiare e a comprare con lo stesso codice per pochi spiccioli sui siti specializzati, perché sono semplicemente tinti di giallo.

Fatta questa premessa, quali sono i cavi che deve avere un home studio normale?

Serviranno cavi jack coassiali ed è questa la parte più importante. Così come per gli altri cavi, come quelli di tipo microfonico bilanciati, quelli che si chiamano comunemente cannon, esistono anche cavi jack bilanciati, ma sono meno diffusi e sono quelli che hanno tre striscioline sulo spinotto.

È importante che i cavi siano schermati per evitare il ronzio, che è effettivamente l’elemento che può danneggiare il tuo suono. Purtroppo a meno di non spendere una cifra piuttosto interessante, il cavo che avrai a disposizione avrà sempre un connettore Jack quantomeno discutibile e nell’ultimo periodo anche quelli di grande marca, che la gente valuta a peso d’oro, hanno questo stesso identico problema.

Ad essere pesante nei cavi che si spacciano per professionali ma non lo sono, infatti è l’impugnatura, che dal punto di vista della lavorazione è estremamente semplice, mentre la parte attiva, cioè tipo connettore, non è in buone condizioni e non si può considerare professionale.

Importanti sono anche i cavi RCA, che oltre ad essere a loro volta coassiali, sono quelli che si usano per attaccare per esempio un equalizzatore a un hi-fi.

In generale per una onemanband possono occorrere 10-15 cavi in totale, in studio, senza considerare le patch della pedaliera. Diamo un’occhiata a queste.

Patch

Molti continuano a installare i pedali più o meno a casaccio su una tavola di legno fissandoli con il biadesivo. Le patch, di solito si comprano e non si fanno, perché una busta costa davvero pochissimo e a meno che non siate gente che monta e smonta i pedali ogni 5 minuti è difficile che si danneggino.

Potete avere abbastanza la certezza clienti che i vostri cavetti da pedaliera non faranno più danno dei connettori scadenti dei vostri effetti.

Ecco, l’ho detto.

Con tutta probabilità i vostri effetti di fabbrica hanno connettori non bellissimi. Una buona onemanband deve sapere quando è il momento di utilizzare gli effetti o i plugin. In generale i cavetti possono essere con il jack dritto anche se poco consigliati per questioni di ingombri in pedaliera, oppure angolati.

Si va da quelli molto economici che vengono venduti in una busta ha un tot al lotto, fino a quelli un po’ più costosi flat che sinceramente vi consiglio.

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