Monitor da tavolo o casse spia?
Fino a poco tempo fa non mi ero mai posto il problema di dover scegliere tra casse monitor, da live preamplificate o da mandare con un finale da studio, quelle passive, perché semplicemente non è un problema effettivo.
Per lo studio si usano monitor con determinate caratteristiche. Dal vivo, invece, si impiegano quelle di grossa potenza per sentirsi sul palco, a fronte delle sorgenti invasive già presenti, come la batteria.
Il problema potrebbe sembrare risolto qua. Il fatto è che non è per niente così. Cerchiamo di capirlo un po’ meglio. Una one man band, di solito, si trova di fronte a un dilemma quasi completamente inutile. Infatti è del tutto probabile che in casa canti a cappella tenendo anche piuttosto basso il volume. È anche possibile che finisca come fanno tutti i gruppi gore grind dell’universo a registrare in sala prove da un amico compiacente che ridacchia nell’angolo mentre si fanno versi che sembrano quelli di un gattino che vomita oppure in macchina.
È una cosa più frequente di quanto pensassi. Infatti, parlando con un musicista che ha molti progetti e collaborazioni e che fa tante vocals sono rimasto abbastanza stupito quando mi ha detto che si è trovato spesso a registrare in auto. Questo quando poteva venire tranquillamente in sala prove da me e farle lì, tranquillamente seduto come in salotto.
Tutto questo discorso è per spiegare che effettivamente c’è un problema con la voce per le one man band e utilizzare i monitor da studio non è una soluzione utile. Piuttosto è meglio impiegare le cuffie, Anche se naturalmente i vicini di sentiranno sberciare o gorgheggiare, almeno come sottofondo.

In generale, però, io non consiglio questo approccio. Infatti con le cuffie c’è il rischio di eccedere con la pressione sonora sulla gola a causa della mancato feedback ambientale. Quello che si ha normalmente cantando anche in ambienti trash, come sotto la doccia.
Il monitor da studio alla fine è una soluzione più che valida. Non serve una potenza strabiliante per gestire la voce e deve soltanto fare sound reinforcement, cioè aggiungere un layer di amplificazione che serve per l’auto convincimento.
Spesso, però, i monitor da studio near field non hanno l’architettura necessaria per supportare chi con la voce spinge abbastanza. Vi parlo ad esempio del canto canto lirico o anche semplicemente un cantato rock’n’roll un po’ gracchiante.
In questo caso io userei sinceramente un buon monitor da palco con una potenza adeguata. Bastano circa 100 watt, ovviamente non da tirare al massimo, ma soltanto da avere come supporto per evitare distorsioni e picchi.
I vantaggi del monitor da palco sono tanti rispetto a quelli da studio, in questo tipo di settore. Anche se naturalmente, come vi ripeto, non sono intercambiabili in tutti i campi e per registrare e mixare non vanno bene.
Il monitor da palco è ottimo per poter avere il feeling acustico necessario e la spinta di potenza anche con le chitarre. Mi rendo conto infatti che se da un lato un monitor studio di buona qualità e pedalboard fatta come si deve danno belle soddisfazioni, il feeling di una cassa amplificata per live, per quanto piccola si fa sentire.
Vi ho detto 100 watt di potenza perché è un valore tutto sommato facile trovare. Vanno bene anche 80 watt. Ovviamente potete tranquillamente accontentarvi di una cassa singola, perché lo strumento che usate è mono, a meno che naturalmente non vogliate giocare con panning e altre cose durante le vostre prove solitarie e senza testimoni.
Il risultato è che con una cassa monitor di buona qualità potete avere a disposizione potenza di spinta, definizione di suono e soprattutto un miglior mix per le prove. Questo non vale per registrare, naturalmente. Qua i livelli in realtà sono molto più bassi a livello di ascolto, per avere una maggior nitidezza di sound.
Che poi scegliate un monitor inclinato destinato a finire sul pavimento oppure una cassa spia recuperata chissà dove, con tecnologia anni 80, con pochi bassi e senza protezioni da clipping, quelli sinceramente sono fatti vostri.
Mercatino Musicale e gli ecommerce sono già pieni di modelli e potete andare tranquillamente a vedere sia sui grossi siti come Strumentimusicali.it, Thomann.com oppure per andare tranquillamente sul sicuro o cercare buoni affari tra gli usati di eBay che sinceramente per la musica non è un granché in Italia o su Amazon, che è per certi prodotti è più conveniente delle piattaforme dedicate.
C’è anche da aggiungere un fattore qualitativo importante. Cioè che il monitor che comprate è solo per fare le prove e non deve essere necessariamente eccelso. Anzi potete tranquillamente accontentarvi di un prodotto low cost. Sceglierlo leggermente più debole a livello strutturale. Tanto non sarà mai mosso dal vostro posto di lavoro. Infatti poi dal vivo, se optate soluzione senza un amplificatore, entrerete direttamente nel P.A. con al limite una D.I. se proprio ne avete bisogno.
Tieni fresco il gear digitale in studio di registrazione
POV sei nel tuo studio fico e ti goditi l’aria condizionata silenziosa mentre ascolti il tuo ultimo capolavoro arrangiato e suonato in presa diretta perché sei una one man band successo poi ti svegli tutto bagnato. Perché questa cosa è falsa sotto ogni punto di vista.
È estate, fa un caldo boia e il PC è la scheda audio stanno cominciando a perdere sincronia all’interno della tua stanzetta. È ricavata da un garage non coibentato e tutto quanto si sta rallentando, scivolando rapidamente verso la morte termica.
Purtroppo, durante l’estate, i computer per quanto dotati di ventole e raffreddatori cominciano invariabilmente a perdere i colpi. La tecnologia è migliorata nel tempo e vi assicuro che rispetto a quelli degli anni ’90 adesso è un gioco da ragazzi mantenere tutto in equilibrio. Resta comunque un problema.

Se poi ci mettiamo il fatto che se il PC o il portatile hanno le ventoline a mantenere la situazione sotto controllo, la scheda audio con tutta probabilità non è stata così fortunata e sta cominciando a bollire.
Alcune soluzioni sono sbagliate nel set studio, in registrazione, ma possono essere di fondamentale importanza nel caso in cui la scheda sia con tanti canali. La mia, ad esempio, è a 10 e devo raffreddarla di continuo se non voglio che mi lasci a piedi.
Intanto, se siete a mixare, la risposta è sempre: ventole. Potete usare quelle per il portatile o per i modem.
Ci fate l’abitudine, c’è un po’ di rumore bianco (+22 e qualcosa dB, ce la potete fare, credetemi sulla parola) in sottofondo a meno che non abbiano un condizionatore d’aria. Però ti ricordo che ti riempirà probabilmente interferenze ogni volta che la pompa dell’inverter scatta.
Ci sono anche le celle di Peltier si tratta di dispositivi elettrotermici
che riescono a eliminare una buona parte del calore senza fare rumore. Purtroppo non sono molto efficienti. Se la scheda audio non è abbastanza arieggiata, comunque, sono la soluzione migliore per rinfrescare un po’ lo chassis in zona alimentazione.
Io, personalmente, ho chiesto a un amico di prepararmi un rack ausiliario in studio, con un po’ di ventole silenziose che uso per il ricircolo di aria nel mobiletto degli outboard, visto che serve solo quando mixo, mentre in registrazione il consumo è basso, quindi se ne sta spento. Ha anche messo un piccolo termometro digitale che segnala la temperatura e il grado di pericolo. Non bisogna infatti trascurare come la figura di rumore peggiori drasticamente nel giro di pochi gradi.
Le malattie e gli errori dei musicisti entusiasti
La lista sarebbe talmente tanto lunga che internet si troverebbe in difficoltà a gestirla. Però qualche piccola cosa da non fare per una One Man Band sono sicuro di poterla suggerire, un po’ alla volta.
Questo è soltanto forse il primo capitolo dell’infinita lista delle azioni stupide, inutilmente faticose, oppure completamente sbagliate, che vengono fatte e che in soldoni si traducono in frustrazione e spesa inutile.
1 Gear Acquisition Syndrome
Ne abbiamo già parlato ed è forse la malattia da musicista peggiore in assoluto. Si confonde cioè l’incapacità di ottenere un risultato con la fissazione paranoica che per conseguirlo non serva impegno ma un effetto differente.
Ricordatevi una cosa, principianti e professionisti: il suono che vi sognate è soltanto nella vostra testa. Quindi se riuscite ad allineare le percezioni con ciò che avete in mano ovverosia vi accontentate, anche di accessori di una certa caratura non sto dicendo di comprare il pedalino cinese da due soldi. Allora forse potete ottenere un risultato.

Ma se continuate a inseguire un upgrade eterno alla ricerca proprio di quel suono specifico non lo otterrete mai. Nel momento in cui vi sarete convinti di esservi davvero avvicinati al 100% al sound che avete pagato in soldoni, capirete. Questo perché ci sono pedali che sapranno farvi piangere dal prezzo. Arriverà sempre un vostro amico che magari ha fatto il fonico in un localino lercissimo in periferia che vi guarderà. Con una faccia piuttosto contrita vi farà notare che il suono che avete ottenuto è diametralmente opposto rispetto a quello che pensavate.
Le gear acquisition sindrome è forse la peggiore e la migliore, perché è quella che alimenta il mercatino dei pedali usati. Perché ognuno dei frustrati che spende enormi cifre in nuovi effetti identici a quelli vecchi. Chiede le modifiche sui pedali della Boss con il cambio in un semplice integrato, perché ha un suono più figo e che alla fine ci vuole uno spettrometro per individuale, sono pura paranoia e un trastullo redditizio
Funzionano ad esempio soltanto in studio, perché dal vivo tutti quanti sentiranno assolutamente e soltanto la vostra totale incapacità esecutiva, visto che non avete speso soldi in lezioni.
2 One-ManBand!
Il progetto è solista e potete fare quello che vi pare nel mondo. Se volete impegnarvi con la scrittura o l’esecuzione di tutte le vostre parti, ben venga, ci mancherebbe altro! L’importante è non confondere i due pesanti orizzonti che dividono One Man Band da Progetto Solista.
In soldoni il confine è piuttosto semplice. Il progetto solista potrebbe essere suonato solo da una band completa e voi avete registrato le singole parti separatamente. Ci sarà una batteria, articolata e complicata, più linee di chitarra, basso, voce, tastiere e pressione degli ospiti che siete sempre voi.
La one man band, invece, fa tutto da sola, in contemporanea, aiutandosi con tutto il necessario. Ci mancherebbe altro. L’importante è che se vi approcciate alla composizione da One Man Band sappiate che in teoria dovreste poter suonare tutto quanto in un colpo solo.
Di conseguenza, la vostra composizione può differenziarsi. Dal punto di vista artistico vostro non cambia nulla, vi godrete semplicemente la vostra composizione, ma abbiate la dignità di segnalarlo in copertina con “instrument played by”.
Ci sono ottimi progetti solisti che rispondono all’esigenza di musicisti che hanno un’idea ben precisa e vogliono avere il controllo totale e possono in teoria anche chiedere a loro amici e collaboratori di aggiungere elementi. Però ci sono anche One Man band che fanno tutte da solo e sono in contemporanea le parti percussive, per esempio e quelle con gli strumenti a corda, le tastiere.
3 Upselling
Mi fido, sei un genio hai scritto dei pezzi bellissimi e sono assolutamente il top imperdibili e da ascoltare, ora che sei contento, ricordati che quando qualcuno ascolterà il tuo prodotto vorrei sentire qualcosa di proporzionato al packaging. Se mi trovo di fronte una copertina clamorosa e una campagna pubblicitaria ultra gigantesca in cui hai investito soldi e poi suoni letteralmente come un bambino di 5 anni non potrai pretendere che automaticamente diventi un tuo fan.
Ci sono esempi notevoli che ci portano anche supportare questa direzione, ma in generale le One Man Band tarocche non piacciono a nessuno. Ricordati che è un progetto fatto con software di altissima qualità e tutto quanto il resto, ad esempio le One band Black Metal, ma anche quelle con tutti i look dell’universo di solito hanno le gambe corte.
Come si incollano i pannelli per insonorizzare la sala prove?
Anche se credi di poterti sentire stupido a leggere un articolo su come si incollano i pannelli in un Home Studio, sappi che è uno degli elementi più fastidiosi da affrontare nel momento in cui si sbaglia. In questo caso tratteremo soltanto i pannelli di poliuretano, cioè quelli a piramidine in gommapiuma.

Non sono leggere come sembrano e anche se, ovviamente in confronto a pannelli in sughero si possono considerare molto maneggevoli, possono riservare pessime sorprese, sia durante le fasi di montaggio che soprattutto quando c’è da sostituirli o spostarli.
Silicone
È la soluzione più stupida è sbagliata in assoluto. Con il silicone lo stesso che si usa per sigillare porte e finestre, non soltanto il pannello avrà una tenuta piuttosto precaria a causa del fatto che il materiale non è un collante, ma soprattutto quando sarà il momento di staccarlo dal muro, quasi sicuramente ci sono da fare i conti con stuccature e intonaci e soprattutto con il fatto che il silicone si è fuso con il poliuretano rendendo impossibile avere poi pannelli riutilizzabili al 100%, senza dover passare del tempo a raschiarlo via rovinando la superficie di appoggio e rendendoli meno efficaci.
Colle viscose
Usate per attaccare praticamente tutto in televisione, le colle ad alta viscosità non sempre sono una buona idea per chi deve fissare i pannelli acustici, perché a causa della natura morbida del poliuretano la presa non sarà mai efficiente e soprattutto non ci sarà assolutamente la garanzia che la colla funzioni in contemporanea su parete e pannello. In pratica c’è il rischio di veder venire via i pannelli in pochi giorni.
Il vantaggio però è che nella maggior parte dei casi questo è facile da rimuovere. Occorre un po’ di pazienza e soprattutto evitare di fare i grumi. La colla di questo tipo richiede un po’ di punti di appoggio e a differenza delle colle viniliche non si può utilizzare a strati.
Colla spray
In bilico tra il perfetto equilibrio e la follia la colla spray è un materiale forse un po’ troppo costoso per la quantità di prodotto contenuta una bomboletta, ma che offre la possibilità di un aggancio semplicemente perfetto tra parete opportunamente adatta, quindi con poche asperità, ad esempio un calcestruzzo levigato e le bozze di cemento e il poliuretano, perché penetra quanto basta per offrire un’ottima aderenza.
Il vantaggio è che se prende bene i pannelli restano in condizioni ottimali e vengono via con poco sforzo usando un po’ di solvente adatto, anche se nella maggior parte dei casi basta semplicemente un raschietto. Lo svantaggio è che in altrettanti casi la colla diventa talmente tenace da portare via con sé pezzi dell’intonaco. È davvero sorprendente come questo materiale riesca avere un comportamento così ambiguo.
Colle viniliche
Ve le sconsiglio per questo tipo di montaggi. Infatti impregnano il poliuretano e rendono impossibile la rimozione, non garantiscono un buon livello di adesione ma soprattutto, quando funzionano, diventano impossibili da rimuovere.
Se scegliete l’utilizzo di colla vinilica prendila però da parati, che ha una formulazione a densità tali da consentire l’utilizzo, anche con pannelli in poliuretano o analoghi senza danneggiarli.
Ricordatevi che il Vinavil non va d’accordo con i materiali come il polistirolo, anche se dipende molto dalle formulazioni.
Chiodi e viti
Se stai pensando che inchiodare o ricattare i pannelli sia una bella idea ti sbagli di grosso. I chiodi faranno da anni nelle pareti prenderanno inserire poliuretano e ti offriranno scarsissima tenuta.
Oltretutto, ogni volta che metti un chiodo e ci sono tavole di appoggio, il rischio più grande è quello di avere una trasmissione delle vibrazioni amplificata. Questo può rendere peggiore la qualità della stanza nonostante ci sia il poliuretano. Se proprio devi utilizzare sistemi tipo chiodo o vite, ricorda sempre di prendere quelle per acustica ammortizzate. Hanno le placchette in vetroresina, che ti permettono di smorzare le vibrazioni residue e di ottenere quindi un risultato, se non altro decente.
Pannelli isolanti o montaggio a parete?
Bella domanda. Io molto spesso ho installato i pannelli isolati polimateriale e non ho attaccato sulle pareti direttamente il prodotto. Questo perché voglio ottenere un miglior grado di isolamento. Utilizzo in molti casi le MDF o OSB, nel caso di installazioni ultra economiche, perché è un pannello grande di circa 2,30 m per un 1,2 m e costa poco più di una decina di euro.
Quindi, sostanzialmente con una cifra contenuta si può completamente costruire una box in a room. Con un po’ di pazienza si può ottenere un ottimo risultato, preparando anticipatamente i pannelli.
Questo però vale nel caso in cui decidiate di costruire una stanza per suonarci attivamente dentro e non per mixare.
Attenti, perché come ho già detto non bisogna confondere il trattamento acustico con l’isolamento. Il primo serve per non farci diventare sordi mentre suonate, il secondo per evitare che i vicini che vi aspettino fuori dalla porta con un fucile carico.
Preserva il tuo udito!
Allora premettiamo che non c’è un utilizzo migliore o sbagliato di un accessorio rispetto a un altro, purché si rispettino le loro funzioni. Quindi ovviamente mettersi i tappini nel naso non proteggerà le orecchie.
Ci sono contesti in cui una soluzione è largamente più utile rispetto a un’altra. Monitor e tappini svolgono compiti completamente differenti tra loro, anche se parzialmente sovrapposti. Cioè permettono di proteggere l’orecchio più o meno bene, dipende dal tipo di accessorio.
Questo unito all’ottenere un ascolto migliore della musica che si sta suonando. In generale i tappini sono più indicati per contesti in cui non ci sono mezzi di protezione adeguati sul palco. Per una onemanband non sono esattamente la soluzione migliore, anche se dipende largamente dai gusti.

Quali sono le funzioni dei tappini?
Il tappino per le orecchie protegge il tuo udito dalla violenza della pressione acustica. In particolare da quella fuori controllo, su un palco o in sala prove o nel caso di un one man band nello studio domestico.
Una volta fatti i volumi si può avere un’idea accettabile del grado di pericolosità, anche semplicemente utilizzando un misuratore di decibel di un cellulare. Sebbene alquanto poco preciso, da un’indicazione più oggettiva rispetto al gusto personale.
Dall’altro preservano un evento indesiderato, ad esempio l’innesco di un feedback fra amplificatore e microfono che potrebbe lasciare segni molto gravi che si chiamano acufeni. Questi sono un grosso pericolo per qualsiasi musicista, fonico e quant’altro. Soprattutto sono quasi completamente impossibili da recuperare, esponendo quindi l’udito a un degrado terribile.
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Tappi semplici interni, sono adatti per chi sul palco o in studio sa che cosa sta facendo, per le prove e per ovattare in generale l suono. Sono validi, quasi il top per un professionista nella fascia di prezzo. Hanno il vantaggio del cordino per non perderli, quindi quando registri drum loop ti sono d’auto.

Elegantemente discreti, da tenere sempre per le tue prove in solitaria a volumi strabilianti e per le quattro volte all’anno che ti esibirai dal vivo.
Ottimi se suoni spesso, se cerchi qualità e vuoi preservare l’udito restando però aggiornato su tutti i disastri che capitano live…
Buoni se hai bisogno di metterli e levarli di continuo.
In ear monitor
I tappini per le orecchie bloccano gran parte della pressione sonora, lasciando il suono intellegibile. Questo mentre invece gli in ear monitor fanno un lavoro completamente differente. Con il tappino si blocca il suono proveniente dall’esterno e basta, quindi potrebbero scomparire interi parti dello spettro uditivo,come ad esempio il suono della chitarra o la grancassa.
Per una one man band questo non dovrebbe essere un grande problema, perché di solito gli elementi più distruttivi non sono presenti, come la batteria. Gli in ear monitor invece sono strumenti molto più intelligenti, anche se più costosi.
In sostanza, queste versioni avanzate delle cuffiette, eliminano le casse spia dal palco e le portano direttamente nell’orecchio. Lo fanno coprendo le suoni entrata dall’esterno quasi del tutto. Il risultato è quello che si riesce a sentire meglio ciò che ci serve di udire in spia, ad esempio, nel nostro caso le basi e non si è disturbati.
Gli in ear monitor funzionano come normali cuffiette, in alcuni casi ,mentre alcuni modelli sono anche alimentati perché hanno un preamplificatore e sensori per riconoscere i suoni da attenuare, per un suono più coinvolgente.
In pratica per una one man band possono essere l’accessorio definitivo. Infatti bloccano del tutto le entrate degli strumenti del palco, ma li fanno sentire nelle orecchie e si possono anche utilizzare per sentire, attraverso il proprio microfono della voce, le richieste del pubblico.
In generale a seconda del tipo di esecuzione che si intende fare gli in era monitor possono essere la soluzione o un errore di evitare. Se tutto deve andare in sincrono ed essere perfetto, ad esempio con un click midi per coordinarsi con le basi, allora questa è la chiave. Altrimenti meglio restare con i classici monitor che non dovrebbe coprire praticamente nulla ma essendo soltanto rimando sul palco possono stare più bassi.
In sala prove, invece, è il contrario di in ear monitor sono sostanzialmente inutili a meno che non si suoni la batteria, mentre i tappini possono fare la differenza, perché anche se la stanza è ben trattata un feedback improvviso o una cattiva valutazione dell’intensità sonora possono lasciare conseguenze.
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Leggeri, versatili soprattutto affidabili questi in ear sono prodotti da uno dei marchi leader storici nel settore dell’audio e della microfonia. Offrono un’ottima gamma di basse e definizione, con un livello di separazione dall’esterno eccezionale. Questo considerando anche che si tratta di un prodotto della fascia più bassa. Dello stesso brand si possono trovare anche le versioni super pro, talmente elaborate da avere sistemi di cancellazione attiva e subwoofer integrati nello spazio di un paio di cuffiette.
Se si prova a paragonare la qualità audio di queste con quelle tanto strombazzate appena acquistate per i cellulari di un noto marchio alla stessa cifra, ci si accorge di aver comprato fuffa e che era probabilmente molto meglio restare con il cavetto e godersi la musica a un livello semplicemente unico.
Le in ear a di questo tipo sono anche perfette se devi andare in palestra. Basta, infatti, un cerottino sulla schiena e puoi evitarti tutta la musica schifosa con cui gli altri fanno esercizio sparata a livelli incredibili!
Attento alla copertina
Questa è una breve guida, che io stesso ritengo disgustosa, alla realizzazione di grafiche copertine. Qual è il problema. Fino a poco fa tutti ritenevamo che la libertà di espressione fosse assolutamente intoccabile e totale e che anzi porre il vaglio alla produzione artistica sia la peggiore delle minacce in assoluto. È vero, verissimo e sacrosanto, ma questo ha un piccolo problema, se si rispettano le proprie regole personali.
Ovverosia ognuno fa come si vuole, ma gli ascolti vengono nel migliore dei casi relegati a poche decine in una cerchia di aficionados (quali? ma ti sei visto allo specchio, sii serio…) ma soprattutto le piattaforme di distribuzione grandi e piccole faranno a gara per bannarci, con meccanismo che va a piramide e può diventare una valanga praticamente impossibile da gestire in pochi minuti, soprattutto se il ban parte da qualche social network egemone.
In pratica ci sono limiti non soltanto di ordine legale, ma anche censorio, per quanto riguarda la grafica e contenuti delle copertine e persino per i testi. Puoi fare tutte le explicit lyrics che desideri, ma purtroppo devi anche essere pronto a pagarne le conseguenze in ordine di ascolti.
Il fatto è che piattaforme come Facebook, Instagram Tik Tok e tante altre hanno regole estremamente severe e stringenti, più o meno assurde, per quanto riguarda i contenuti grafici che possono essere aggiunti alle copertine e presenti nei testi.
Se l’algoritmo al momento ha fortissimi problemi a riuscire a individuare le scorrettezze presenti nelle parti registrate e quindi ci si può sentire abbastanza al sicuro, per quanto riguarda la copertina e i titoli la sua mannaia è distruttiva.
Una copertina come Electric Ladyland Jimi Hendrix attualmente è semplicemente impossibile perché in bellavista ci sono capezzoli femminili. Questo significa che Instagram, Facebook TikTok, Twitch tutte le altre piattaforme immediatamente si metterebbero a bloccare il contenuto e in alcuni casi, a seconda di come sono le politiche, implementano il ban di quanto.
Diventa inutile persino cambiare la grafica dello stesso file quindi mantenendo il link di origine, perchè si tradurrebbe semplicemente in un blocco eterno. Mi è capitato più di una volta con diversi progetti, anche con immagini tutto sommato innocue, come per esempio nudi di profilo in cui drammaticamente e letteralmente ad essere fonte del ban è stata soltanto la presenza di un ombra di una areola, che è stata riconosciuta dall’algoritmo come oscena e che ci ha costretto ad creare completamente un bandcamp con nuove copertine, perché tutti i contenuti provenienti dal root erano stati bloccati.
È capitato per esempio anche ad alcuni amici che gestivano tutti come admin la stessa pagina, a causa del blocco temporaneo di uno di loro, di ritrovarsi la pagina completamente inagibile per settimane.
Il riassunto qual è?
Per quanto amichevole e meritevole, state attenti a che tipo di contenuti caricati e per la vostra onemanband, persino se fate goregrind, perché puntualmente da qualche parte cioè un algoritmo o peggio ancora un cliccatore prezzolato o se possibile ancor peggio uno ispirato dalla fonte divina che vi segnalerà e bloccherà completamente i vostri ascolti.
In molti casi, soprattutto per quanto mi riguarda, senza che me ne possa accorgere.

Infatti, avendo io in amministrazione decine di pagine differenti mi sono trovato a vederle bloccate, senza avere la minima idea del perché, fino a quando ho fatto questa indagine. Io sinceramente non apprezzo questo tipo di ingerenza, ma purtroppo la politica attuale delle pagine è questa.
Infine, una nota interessante, soprattutto quando avete a che fare con materiali che prevedete di inviare su più piattaforme di streaming. Fondamentale è una cura preventiva della grafica, ovverosia, e anche in questo caso vi riporto ho fatto reale, sotto i 3500 per 3500 la grafica potrebbe essere rifiutata da moltissime piattaforme di streaming e scalare non è sempre possibile.
Infatti, ovviamente effettuando uno stretch si perde definizione e questo vi espone a un ulteriore problema, perché le grafiche sfocate pixelate o simili saranno automaticamente rifiutate.
Vi fornisco anche l’ulteriore risposta alla domanda implicita: “e se la grafica che ho voluto fare è pixelata per mia specifica volontà?”. Dopo aver litigato è quasi preso a male parole l’amministratore di un sito di distribuzione, sono stato costretto a ristrutturare la veste grafica sostituendo le copertine sulle quali ho lavorato, e ne ero soddisfatto, in quanto fatte a pixel per mia volontà, con altre monocromatiche con soltanto il logo della band.
Quindi se siete alle prime armi, ricordate: copertine nitide di grandissime dimensioni, già censurate perché altrimenti si viene bannati e turarsi il naso. Altrimenti è sempre attiva l’opzione di stampare cd e darli a mano, ma per i quali servirà però il bollino per la copia fisica tramite la SIAE con Soundreef, oppure con altre piattaforme.
Come si riconosce un SM57 falso
Questo è un cruccio che più di una volta mi sono trovato ad affrontare, soprattutto quando mi servono nuovi effetti e li trovo su internet su siti poco chiari. Cerco di capire se il prodotto che mi vogliono vendere a prezzo basso è o meno un falso. Oppure semplicemente se proviene avanzi di magazzino o effettivamente fonte di un atto di un fallimento.
Purtroppo per molto tempo per motivazioni legate ad ambiti lavorativi mi sono trovato ad avere a che fare con persone in cerca di riparazioni e interventi sulle loro apparecchiature. Scoprendo così quanto può essere sciocco un musicista che si avventura in certi ambienti.
La questione di fondo è che molto spesso gli oggetti che mi rimangono in mano sono dei falsi e quindi semplicemente non erano malfunzionanti ma stavano facendo letteralmente il meglio possibile per una copia.
Sm57 è uno degli standard di microfono più diffuso in assoluto e sono da anni al centro delle falsificazioni e della produzione di copie più o meno inaccettabili. Si tratta di un design datato, ma a tutt’ora uno standard con altissima affidabilità, legata principalmente ad una grossa serie di dettagli che attivamente ne definiscono le performance.
Si parla di ghiera mobile, trasformatori di accoppiamento e membrana con un’ottima dinamica che sono gli elementi di partenza.
Mi spieghi come si fa a riconoscere un microfono falso?
Peso
Sm57 è un microfono che contiene al suo interno una grossa capsula con accoppiamento induttivo ad alta sensibilità e un trasformatore. È realizzato in un pressofuso di alluminio vero, non zama, molto pesante. Un oggetto di questo tipo quindi non può essere considerato attendibile se non rispetta proprio la condizione del suo peso.
Indicativamente visto che la sm57 pesa 284 g, sempre diffidare di oggetti che non rispettano questa caratteristica. Ovviamente un microfono falso può tranquillamente pesare quanto uno vero. Questo pur non avendone le caratteristiche. Infatti basta mettere all’interno un contrappeso in piombo o addirittura riempirlo di cemento.
È una cosa che mi è successa, senza che sia facile capire la differenza se non si conosce l’originale. Con in mano un microfono vero per il confronto, questa caratteristica risulta essere immediatamente comprensibile, perché i fattori sono due.
Se è la copia è riempita di materiali non metallici pesa troppo poco a causa della scarsa densità di gran parte dei prodotti, altrimenti spesso non presenta le caratteristiche di bilanciamento. In mano un sm57, infatti, avrà sostanzialmente una distribuzione in maniera omogenea in ogni sua parte del peso, leggermente di meno dalla parte della capsula e un po’ di più nel fusto ma in generale non c’è un gradine così intenso di peso come in quelli falsi che hanno tutta la massa concentrata dal lato dei spinotti.
Ghiera
È un altro elemento fondamentale. Sm57 monta un sistema antishock formato da una ghiera sospesa e di tipo antishock, ossia leggermente elastica. Questo elemento è completamente scorrevole e può girare tranquillamente.
È realizzata in materiale plastico nero duro e compatto, non satinato e non dall’aspetto ceroso. Se il microfono che avete in mano non dovesse avere queste caratteristiche è sicuramente un falso. Se non gira qualcuno potrebbe dire che nel pezzo può essere entrata un po’ di polvere.

Nessun problema prendete la ghiera e muovetela leggermente. Se rimane solidale la polvere non c’entra nulla, oppure, se c’è talmente tanta polvere rimasta all’interno o peggio ancora il silicone e quindi è bloccata, l’usato non è un buon affare.
Modularità
Supponiamo di trovarci di fronte ad una copia di alta qualità di questo tipo di microfoni, quindi con il giusto peso, la giusta densità e la ghiera. Siamo già davanti a un oggetto degno di considerazione rispetto ad altre imitazioni, ma naturalmente non vale il prezzo che dobbiamo pagare.
Sm57 può essere facilmente diviso in due parti cioè il corpo. con trasformatore di accoppiamento e la zona della capsula. Cioè il microfono che ho in mano non si può dividere, come sempre è un falso e il gioco finisce, qua altrimenti svitate le due sezioni e controllate che ci sia un trasformatore dal colore giallo limone, immerso in una resina di silicone, nella parte dove ci sono i connettori. Questa è una condizione fondamentale per l’accoppiamento.
Busta, scatola e adesivi
Altri elementi che devono mettere in allarme qualsiasi aspirante padrone di un microfono, poi, quelli legati alla busta. Se non presente in assoluto non è possibile utilizzare questo elemento, ma se si dovesse averla disposizione bisogna sempre controllare che la scritta Shure sia stata impressa rispettando le pendenze dei caratteri.

Si trovano molte ottime copie con caratteristiche fisiche identiche all’originale e forse anche convenienti, che possono essere esclusivamente riconosciute dalla forma strana della scritta. Ricordatevi che il marchio non cambia la grafica da epoche immemorabili e di conseguenza potrete avere la certezza di poter trovare la versione originale direttamente su internet per confrontarla con quella fasulla, direttamente dal brand, per capire come effettuare un acquisto decente. Ovviamente visto che sono appassionato di questi microfoni vi lascio una lista di link per acquistarli e per prendere altri della stessa marca.
Una piccola considerazione sul falso
Ci sono infatti in giro imitazioni di ottima qualità che non presentano caratteristiche sgradevoli, ma il suono cambia considerevolmente. Ci sono anche persone, però, che hanno scelto coscientemente di rimuovere il trasformatore. Questo per utilizzare il microfono ad accoppiamento diretto, un po’ come con quelli economici, per questioni di timbrica. Nella maggior parte dei casi il venditore vi dirà assolutamente la verità e andrà anche parecchio fiero della modifica. Infatti è una questione un po’ esoterica da fonico di studio.
https://sine-post.co.uk/2017/11/10/are-you-sure/ e qua un approfondimento in inglese.
Se vuoi andare sul sicuro, fra l’altro pagandolo una cifra perfetta da sempre, Thomann è la risposta.
Live in streaming
Siamo sinceri. Ora come ora è molto difficile riuscire a trovare un occasione decente per esibirsi davvero dal vivo. I locali pretendono la scaletta, sono lontani e spesso sono anche luoghi molto scomodi, con diverse problematiche, non sempre adatti per un approccio simile al vostro.
La soluzione migliore attualmente è proprio quella di organizzarsi per un evento dal vivo direttamente dallo studio. È una cosa che vantaggi e svantaggi, ovviamente, ma che è attualmente alla portata praticamente di tutti.
Visto che siete una ona man band e dovete prepararvi per uno streaming live, avrete tutto il tempo necessario per creare le condizioni ottimali. Ricordatevi di testare innanzitutto l’illuminazione che paradossalmente è più importante dell’audio. Infatti un video di cattiva qualità su un cellulare, che probabilmente il target più importante diventa semplicemente terribile. Si traduce quasi immediatamente nel desiderio di chiudere lo stream.

Un audio di bassa qualità se è visto su uno smartphone potrebbe anche essere ancora considerato passabile, anche se ovviamente bisogna sempre ottimizzare il suono. Bisogna quindi sempre preparare tutto, ma puntare molto sul video.
Quello che vi serve è una webcam decente. Di solito quella presente sul telefono o sul PC non è considerabile come adatta. Conviene procurarvene una un po’ migliore, magari affittandola da un amico o perché no visto che non costano più tanto, comprandola.
Per creare un buon suono di fondo, invece, serve un buon panoramico o un microfono a condensatore, ma ne va bene anche uno USB da pochi spiccioli, se ben gestito. In questo modo potrete ottenere in alcuni casi anche di buoni risultati con uno streaming avanzato e un po’ di pubblico, cosa che non guasta.
Ricordatevi che se vuoi tentare l’azzardo di un video fatto in diretta è meglio sempre provarlo, perchè una versione sciatta può essere divertente, ma è un trick funziona una al massimo due volte, perché naturalmente visto che gli standard attuali sono molto più alti di prima, è necessario adeguarsi.
Potrete sfruttare le vostre piattaforme di streaming come YouTube, Twitch oppure quelle un po’ più complicate come Tik Tok o persino lo streaming in diretta su Facebook (ahahaha si, vabbè, tutto molto bello, tutto molto giapponese). Vi ricordo fra l’altro che per quanto Social quello, FB è quello che sicuramente vedrai peggio risultati e le conversioni più basse (ossia piccioli!).
Ricordatevi che il materiale che avete registrato dal vivo potrei essere poi in seguito mantenuto per successivi streaming o perché qualcuno faccia il replay e se ben registrato, riciclato anche come live. Sta a voi decidere come muovervi con i vostri prodotti.
Sei una onemanband mascherata?
Premetto subito che non è una cosa che mi fa impazzire, anzi molto spesso la trovo fastidiosa, perché si finisce sempre per scegliere i soliti due o tre stilemi, che a lungo andare non sono non rendono più simpatico il progetto, ma anche sono segno di una certa scarsità di idee.
Comunque molto spesso le one man band scelgono di adottare un look particolare, vuoi perché si rifanno a eroi del rock’n’roll d’epoca che con una chitarra elettrica e basta facevano tutto quanto, senza bisogno di nastri in loop e altre attrezzature stravaganti, vuoi perché semplicemente si è stratificata questa tendenza .
Le idee principali con cui mi sono trovato ad avere a che fare negli ultimi anni sono fondamentalmente quelle da rock n’ roll con la maschera da luchador messicano. A me non piace e lo trovo particolarmente fastidioso. Come se poi facesse riferimento a qualcosa di preciso ed esperienziale, mentre in realtà è soltanto l’imitazione di terza o quarta mano della stessa maschera, indossata magari da qualche spiritosone a qualche concerto hardcore, senza che ci fosse molto da dire.

Ci sono quelli con costumi fantascientifici fatti di stagnola, lustrini e altre cose, il tradizionale corpse paint del black metal e poco più, a parte il look da hippie e altre amenità di cui preferisco non parlare. Ci sono anche le pagliacciate di nuova acquisizione con sigle complicate.
Perché si sceglie questo tipo di look?
La risposta è semplice. Perché rapportarsi con un pubblico da soli può essere davvero difficile. Indossare una maschera per qualche motivo psicologico di bassa lega dovrebbe in teoria aiutare a sentirsi più a proprio agio e poter dire cose non mediate dagli altri membri della band.
Una one man band, infatti, è formata da una sola persona e quindi tutto ciò che viene detto viene prodotto direttamente da lui non è giustificabile in altre maniere. È una scusa di Pulcinella ma a qualcuno piace.
Ho poi intravisto altre one man band con costumi carnevaleschi e poco più. Io sinceramente non so cosa dire a riguardo. Comunque se volete puntare su un look cercate di trovare un equilibrio tra il pratico e magari un’ideologia grafica che venga incontro al vostro rapporto con il pubblico.
Una one man band folle con un teschio di caprone come maschera che suona batteria e synth facendo harshnoise, sicuramente è più di impatto della stessa cosa fatta da un tizio ossigenato tutto precisino, ma poi dipende molto dalla faccia del musicista.